Cari lettori,
c’è una parola che attraversa silenziosamente le pagine di BIG Emotion e che, forse più di ogni altra, racconta il senso profondo del fare cultura: amicizia. È una parola tra le più abusate del nostro tempo. Tuttavia, è proprio dall’amicizia che spesso nascono le imprese più durature, le intuizioni più coraggiose, i luoghi destinati a lasciare un segno. L’arte, in fondo, è sempre un dialogo: tra artisti e committenti, tra maestri e allievi, tra istituzioni e comunità, tra chi crea e chi guarda.
Seguendo questo filo entriamo nel nuovo numero della rivista. Una delle prime tappe conduce all’Isola di San Giacomo, dove la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo immagina un luogo dedicato all’arte contemporanea come spazio di incontro, confronto e crescita.
Poco distante, un’altra isola racconta da oltre settant’anni una storia altrettanto significativa. La Fondazione Giorgio Cini ha restituito San Giorgio Maggiore alla città, trasformandola in un centro internazionale di studio e ricerca, dimostrando come la cultura trovi la sua espressione più autentica quando diventa condivisione.
Lo testimoniano, con esperienze diverse ma animate dalla stessa passione, anche gli Amici di Brera e l’Associazione Amici del Museo Mangini Bonomi. In entrambi i casi la parola “Amici” non è una semplice denominazione: è una scelta di responsabilità, un modo concreto di sostenere l’arte e contribuire a custodirne il patrimonio.
Ma l’amicizia, prima ancora che nelle istituzioni, vive nelle persone. Trale pagine della rivista riaffiorano figure che hanno lasciato un segno nella cultura e nell’arte del nostro tempo. Il pensiero corre ad Arnaldo Pomodoro. Anche la sua vicenda ci ricorda che nessuna grande opera nasce davvero da sola: ogni stagione dell’arte è alimentata da maestri, incontri, amicizie e visioni condivise.
E il pensiero va anche a Mario Lavezzi, che ho la fortuna di chiamare amico oltre che straordinario protagonista della musica italiana. Da amicizie come la sua ho imparato che il valore di un percorso non si misura soltanto dai traguardi raggiunti, ma dalle persone con cui si sceglie di camminare. È questo il filo invisibile che lega gli articoli della rivista. Mostre, fondazioni, musei, artisti, collezionisti, musicisti: tutto acquista significato quando diventa occasione di incontro. Perché l’arte non crea soltanto bellezza: genera fiducia, alimenta il dialogo e rende possibili legami destinati a durare.
L’augurio è che, chiusa l’ultima pagina, resti qualcosa di più di una lettura: il desiderio di continuare a coltivare quell’amicizia che rende la cultura viva, condivisa e capace di guardare al futuro.